Da oltre vent’anni organizzo concerti, porto band sul territorio, costruisco eventi e produzioni legate alla musica punk e alla scena alternativa.
Nextpunk nasce e cresce con questo spirito: dare spazio a una cultura che spesso resta ai margini, ma che è viva, reale e profondamente radicata nel nostro territorio.
In tutti questi anni ho trovato nella RSI un partner importante. Non nel senso commerciale del termine, ma come presenza attenta, curiosa, capace di raccontare ciò che accade anche fuori dai circuiti mainstream.
Penso in particolare al ruolo fondamentale svolto dalle radio della RSI, e soprattutto da Rete Tre, che da anni sostiene la musica emergente, le band locali, le produzioni indipendenti.
Penso al portale Mx3, che per moltissimi artisti svizzeri – anche ticinesi – rappresenta uno dei pochi veri spazi di visibilità nazionale.
E penso più in generale all’attenzione delle redazioni locali verso ciò che succede nella scena culturale alternativa del Ticino: concerti, festival, progetti dal basso, realtà che difficilmente troverebbero spazio altrove.
Tutto questo oggi è seriamente messo in pericolo dall’iniziativa “200 franchi bastano”.
Ridurre drasticamente il canone significa, nei fatti, ridurre drasticamente il servizio pubblico. E per una regione linguistica piccola come la nostra, questo non è un dettaglio: vuol dire meno informazione locale, meno cultura, meno musica, meno racconto del territorio.
Vuol dire che ciò che non è immediatamente “redditizio” rischia semplicemente di sparire.
Questa attenzione non è scontata.
E soprattutto non sopravvive ai tagli.
L’iniziativa “200 franchi bastano” viene venduta come una misura di risparmio, ma nella realtà è una riduzione brutale del servizio pubblico.
E quando si taglia, a saltare per primi sono sempre, la cultura indipendente, la musica emergente la scena alternativa e soprattutto le realtà periferiche e linguisticamente minoritarie.
Per il Ticino questo significa una cosa sola: meno voce, meno spazio, meno racconto di ciò che siamo davvero.
Attraverso Nextpunk ho sempre evitato di fare politica se non attraverso la musica e i suoi messaggi. Questo soprattutto perché il suo fondatore, il sottoscritto, ha sempre fatto politica attiva e non ha mai voluto cercare di trarre profitto o rischiare di annacquare le due cose.
So anche che tantissime persone che sostengono e seguono Nextpunk hanno posizioni diverse, talvolta avverse alla politica “istituzionale”, o che molte persone nemmeno vanno più a votare.
Ma questa volta è diverso.
Quando una votazione mette a rischio diretto il terreno su cui crescono concerti, band, festival, produzioni e comunità, restare in silenzio non è neutralità: è rinuncia.
Per questo oggi Nextpunk prende posizione.
E lo fa senza ambiguità.
Perché una scena senza spazi, senza voce e senza racconto non muore di colpo.
Muore lentamente.
E quando te ne accorgi, è già troppo tardi.
Invito quindi caldamente tutte e tutti a recarsi alle urne e a respingere questa iniziativa.
Perché 200 franchi non basteranno a garantire una Svizzera che sappia ancora raccontare tutte le sue voci.
Anche quelle più scomode, rumorose e alternative.
Rodolfo “Dexter” Pulino

